«Alla domanda: “cosa fa il sindacato?” dobbiamo rispondere senza indugio. Tuteliamo i contratti nazionali, parliamo con le aziende, perché al mondo del lavoro chiediamo uno sforzo concreto per rimettere al centro la dignità delle persone». Così esordisce il segretario Cisl Torino-Canavese Giuseppe Filippone. Coraggio e partecipazione, le parole che compongono lo slogan del quarto congresso Cisl dell’area metropolitana Torino – Canavese, tenutosi ieri mattina al Centro congressi Santo Volto. La prima di due giornate volte alla presentazione del “Manifesto per il futuro e lo sviluppo di Torino”, a cui ha partecipato anche la leader nazionale Daniela Fumarola.
La chiave per far fronte alle transizioni in corso: «imprevedibili e che fanno tremare i polsi», dice il segretario Gianni Cortese, Uil – certificati anche dall’altissimo tasso di cassintegrati in provincia di Torino lo scorso anno, + 103% della media nazionale – è proprio la partecipazione di imprese e lavoratori. E l’inclusione, di tutti, anche degli “espulsi” dal mercato e degli immigrati: che, anzi, costituiscono un’importante risorsa. «Indispensabile – continua Filippone – in un’economia che vive un’inedita crisi dell’offerta, un’immigrazione legale e regolare che possa rispondere alle richieste di manodopera specializzata. Confindustria a livello nazionale ha dichiarato il fabbisogno di 100mila lavoratori». Fondamentale, quindi, formare e riqualificare i lavoratori. Ma servono risorse e orientamento.
In questo ruolo fondamentale quello dell’Anolf nell’assistere gli immigrati: «Gli stranieri regolari costituiscono il 13% della popolazione e versano in una situazione molto critica per via dei lunghi tempi di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno, attestati dallo scempio di corso Verona. L’apertura di nuovi sportelli è anche merito nostro. Perché hanno il diritto di rimanere nel paese non come ospiti ma cittadini», aggiunge Filippone.
Un punto di cui è convinto anche il sindaco Stefano Lo Russo, che ribadisce l’importanza dello ius scholae: «Paradossale che chi abita a Buenos Aires con un trisavolo italiano può richiedere la cittadinanza italiana, ma chi vive e frequenta le scuole qui dall’asilo no. Iniziamo a ragionare ad un patto sociale tra città, sindacato, imprese: i tempi ci impongono un cambiamento di prospettiva», tuona.
Ma al di là dell’apporto potenzialmente ristoratore delle risorse da riqualificare e delle opportunità fornite sia dalle 518 start up innovative (il 73,6% del dato piemontese) che dal settore aerospaziale (con la nuova Città dello Spazio) resta il grande interrogativo industria.
La cui crisi, dai risvolti ancora molto incerti: «E’ un tema che “appare e scompare”, su cui non c’è una discussione seria», sostiene il segretario Cgil Federico Bellono. Ed in cui non si può non tenere conto della sua fetta maggiore a Torino: l’automotive, che sta vivendo un vero e proprio terremoto.
Doveroso, infine, continuare ad insistere sui tempi di attesa sanitari, sul bisogno di investimenti ospedalieri (di cui un baluardo il prossimo Maria Vittoria), nonché sulle politiche abitative, chiosa Filippone.
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